Demetra Dotsi (Traduttrice di Un giorno dopo l'altro in Grecia) ci segnala questa intervista e questo articolo su Carlo Lucarelli apparso su Eleftherotipia
(paragonabile al quotidiano italiano La Repubblica)
Grazie Demetra... sei la nostra pinguina greca!
Mi interessa il mistero dell’animo umano di Kostas Kyriakopoulos
Se qualcuno cercasse di trovare quei generi di letteratura che sono fedeli al metodo di forma dovrebbe fermarsi al romanzo giallo. Si prendono gli elementi della fiction, si costruiscono i personaggi, si prepara il culmine, si sceglie solitamente la narrazione in terza persona, si creano gli enigmi e se ci si trova a proprio agio nei panni dell’investigatore, li si mette e via. Sono numerose le persone che disdegnano questo tipo di scrittura narrativa perchè più o meno è come se producessero un tipo di ...sudoku letterario. Carlo Lucarelli è uno di quegli scrittori di romanzi gialli che non vogliono il lettore come un compagno di viaggi nella volante dello sbirro-investigatore. Lo vogliono sia nella mente del detective sia nell’angoscia del testimone coinvolto per caso sia nella solitudine dell’assassino.
MEPA ME TH MEPA - Un giorno dopo l'altro
traduzione: Demetra Dotsi, edizioni Kastaniotis)
è uno di questi libri. Vittorio, un killer professionista che prende ordini tramite computer, Alex, un giovane che lavora in un provider e fatalmente segue le chat e Grazia Negro il poliziotto. L’eroina di Lucarelli che può contare le coltellate in un cadavere ma anche chiedersi se è innamorata di un ragazzo cieco. E nella sua tasca un test di gravidanza sbatte sull’impugnatura della pistola. Nel romanzo di Lucarelli nessuno ha il diritto di non avere angoscia. Di non vivere il silenzio infinito di una giovinezza che sbatte la testa sui muri della monotonia, una monotonia che scorre sempre uguale “un giorno dopo l’altro”. In poche parole persone normali. Persino il cane di Alex, uno stafford, ha un ruolo con la sua beata immobilità.
Una prova eccellente della sua scrittura costituisce la descrizione del silenzio del padre dell’assassino, costretto a letto:
Oppure è un silenzio liquido, uno di quei silenzi che si formano dentro la testa, tra le orecchie, in un punto imprecisato al centro del cervello, un puntino minuscolo, una piccola macchia, un vuoto, che si allarga lentamente e intanto assorbe tutto, toni, frequenze, vibrazioni, timbri, alti, bassi, parole, suoni, li attira e li inghiotte in un gorgo di piombo, denso, opaco e ottuso, un buco nero che si espande, scivola giù lungo la gola e si mangia anche il cuore, i polmoni, l’intestino, e non ha più confini, se non la pelle, inutile, del corpo”
Carlo Lucarelli, lo scrittore italiano di libri gialli più noto della sua generazione, ha uno sguardo diretto che guarda sempre dritto. Poche persone ce l’hanno: quelle che dicono la verità e quelle che cercano di entrare nella tua mente. A 45 anni scrive, insegna scrittura, la sua trasmissione su RAI3 è una delle più popolari, è un personaggio televisivo, naviga su Internet, risponde al suo blog. Ha anche un’abitudine strana. I post-it rossi, gialli e verdi. In questi post-it svolge la struttura della sua storia e li attacca a una porta. La stessa porta la apre ed entra nel romanzo. Una volta aveva detto che l’idea l’aveva “rubata” a Polanski. C’è molta tensione nella sua vita ma sia il suo sguardo, come abbiamo detto, che la sua voce lo fanno assomigliare a un tranquillante umano. Eppure questo uomo nei sui libri ha molta violenza. Una violenza, però, silenziosa che quando scivola tra di noi fa tanto rumore quanto una lumaca...Il romanzo giallo Un giorno dopo l’altro non è proprio quello che si potrebbe definire un giallo classico anglosassone. E’ qualcosa di più avanzato, più moderno. Oltre alla fiction che cosa La spinge ad occuparsi della costruzione psicologica dei Suoi personaggi, ad entrare nella loro coscienza? C’era un autore di romanzi gialli degli anni ’30, Augusto De Angelis, che faceva dire al suo detective che in fondo quello che ci interessa non è il nome dell’assassino, ma cercare di svelare un altro mistero, sempre lo stesso: quello dell’animo umano. A me è quello che interessa, soprattutto: la metà oscura della gente, il “lato sinistro” del cuore, quello più oscuro. Il resto, la classica “detection”, è solo uno strumento, un motore per mandare avanti la storia
Crede che la descrizione dettagliata di luoghi, comportamenti, reazioni nonchè i dettagli tecnici (armi, sistemi di spionaggio ecc.) sia una specie di giallo alla Hemingway? Quali sono le caratteristiche della “Scuola Bolognese” di cui fa parte? La scuola del giallo bolognese non è una vera scuola con una sua poetica o un suo manifesto… è più che altro un gruppo di autori che si conoscono e si frequentano e di solito scrivono storie ambientate in Emilia Romagna, cercando di raccontare tutte le contraddizioni di una terra “strana” come la nostra. La vera caratteristica è la collaborazione, anche molto goliardica, in perfetto stile bolognese, tra autori come Loriano Macchiavelli, Eraldo Baldini, Giampiero Rigosi, Marcello Fois e altri che scrivono ognuno in modo molto diverso. Il fatto che a molti di noi, come me, piaccia citare particolari esatti e precisi risponde alle esigenze di realismo che a volte sono necessarie quando si racconta una storia “fantastica” come quella di un noir.
Per Lei il giallo è il genere più sociale della letteratura come succede per esempio con la cronaca nera nel campo del giornalismo? Lo scrittore deve agire anche come giornalista? No, non necessariamente. Lo scrittore dovrebbe essere libero di scrivere quello che sente. Il fatto è che in Italia è mancato un vero e proprio romanzo sociale, che raccontasse le contraddizioni della nostra società e del nostro vivere quotidiano. Il giallo, a volte, ha assunto quella funzione, perchè raccontando quello che non funziona in un determinato ambiente e affrontando temi alti come la verità, la violenza, il potere e la giustzia, finisce per essere un romanzo di denuncia e quindi un romanzo sociale.
E' ovvio che Lei sa come si fanno le indagini della polizia e nel caso di Un giorno dopo l’altro come si fa luce su un crimine elettronico: IP addresses, codici dei telefoni cellulari (IMEI) e cosi via. Quello che L’ha spinta a mettersi alla ricerca di tutto ciò è stata l’esigenza di accostarsi alla realtà poliziesca? Conoscere bene la materia di cui si sta scrivendo è molto importante e molto utile. Se dovessi rifarmi alla mia esperienza e alla mia fantasia scriverei cose molto banali. Invece, dato che la realtà supera sempre la fantasia, quando mi documento su quello che realmente fanno poliziotti e criminali scopro cose molto più interessanti…
Nella trilogia del commissario De Luca abbiamo conosciuto uno scrittore profondamente politicizzato. Nel Suo libro Un giorno dopo l’altro la poltica non è più presente ma si tramuta in circostanze sociali che creano l’assassino. Secondo Lei la politica scompare piano piano dalla vita quotidiana in Europa per dare il suo posto all’uomo? La politica deve sempre lasciare posto all’uomo. La politica la fanno gli uomini per gli uomini. Per quanto mi riguarda i primi romanzi avevano un aspetto più politico perché raccontavano fenomeni storici molto conosciuti, come il fascismo o la Resistenza. Quando invece parlo di cose più vicine a me sono ovviamente più confuso e cerco di essere il più neutro, oggettivo e “umano” possibile.
Quale considera il Suo scrittore -maestro? Qual è stato lo scrittore che, una volta finito il suo libro, L’ha spinta alla scrittura? Giorgio Scerbanenco, uno scrittore italiano degli anni ’60. Avevo 14 anni quando ho letto un suo romanzo, I ragazzi del massacro, che mi ha fatto pensare che quelle erano le storie che volevo raccontare, brutali, cupe, cattive e molto realistiche, con una umanità e una capacità di raccontare i caratteri delle persone difficilmente eguagliabile. Avevo già letto Raymond Chandler e gli autori della scuola hard boiled, che mi erano piaciuti molto e mi hanno influenzato tantissimo. Ma con Scerbanenco è stato un colpo di fulmine, amore a prima vista.
Uno dei problemi delle letterature nazionali è che producono libri di consumo locale. Come è possibile che il libro diventi “figlio” della globalizzazione letteraria? Non so se il libro “debba” diventare qualcosa in particolare. Ci sono scrittori che anche quando raccontano di cose a loro molto vicine riescono ad essere universali, perché raccontano di meccanismi, concetti e verità comuni a tutti. Certo, ci sono nazioni e culture che vanno più “di moda” di altre, ma non credo che lo scrittore debba preoccuparsi troppo di quello che fa. Il suo unico dovere è di scrivere quello che sente nel modo più sincero possibile.
La Sua trasmissione su Rai 3, Blu Notte – Misteri italiani, si considera un programma -modello di ricerca giornalistica il quale però ha suscitato parecchie reazioni come per esempio dopo la recente puntata sulla violenza degli anni ’70 L’hanno accusata di orientamento politico e ideologico, in altri termini di essere troppo filo-sinistra. Che significa per un intellettuale lavorare alla TV dello Stato, in poche parole alla TV di Berlusconi? La cosa strana è che sono stato accusato di essere troppo di sinistra dalla destra e troppo poco dalla sinistra, e soltanto per questa puntata, dopo sette anni di Blu Notte giudicati da tutti abbastanza imparziali. Credo che non sia estraneo il fatto che siamo sotto elezioni e che quello degli anni ’70 resta un tasto dolente per tutti, in Italia. Per quanto riguarda la tv, io la considero dello Stato e non di Berlusconi. Semmai è “occupata” da Berlusconi e in questo senso considero una buona cosa difendere gli spazi che ci sono rimasti e resistere, nonostante tutto. In ogni caso io sto in una piccola nicchia abbastanza indipendente dove non sono mai stato censurato in nessun modo. Almeno per adesso.
Un giorno dopo l’altro e Almost Blue che hanno come protagonista Grazia Negro, sono inoltre titoli di canzoni. Qual è il ruolo della musica nella Sua fiction? Che cosa viene prima: la canzone che dà l’ispirazione o la trama che porta a una certa canzone? Prima viene la storia che voglio raccontare. Poi, mentre la sto scrivendo, e quindi me la sto raccontando per la prima volta, comincio a capire qual è l’atmosfera, il suono, l’anima di quel romanzo. E’ allora che comincio a pensare a quale canzone potrebbe rappresentare quell’anima. Di solito non mi viene in mente nulla, a livello razionale, poi capita che casualmente la sento, alla radio o in televisione, e capisco che è quella.
I personaggi di Un giorno dopo l’altro hanno passioni, si innamorano, sono ragazzi moderni, persone che vivono una realtà insipida, una noia esistenziale, un silenzio psicologico imperativo. Chi impone tutto ciò nella società di oggi? La dimensione di tutti i personaggi in quel romanzo è quella di “un giorno dopo l’altro”, una vita che si trascina e arriva al punto in cui o cambia adesso o non cambierà mai più e ci si ritroverà a guardare un avvenire ormai quasi passato, come canta Luigi Tenco. Non credo che ci sia qualcuno che impone questo. E’ un momento assoluto, che fa parte della vita di ognuno, in ogni momento storico. Non credo che gli anni in cui ho ambientato il mio romanzo siano più noiosi o vuoti di altri, ci sono un sacco di cose da fare, un sacco di sfide e di battaglie e c’è anche un sacco di gente, anche molto giovane, disposta a combatterle. Anche qui.
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