... sul Corriere della Sera di lunedì 12 dicembre Maurizio Cucchi, poeta, scrive queste cose qui:
Si moltiplicano le iniziative che celebrano <<Thriller>> e <<noir>>
Il trionfo dei giallisti, <<falsi>> letterati
GENERI I polizieschi sono forme affini a cruciverba, rebus e all'enigmistica
Carlo Lucarelli, quando parla alla televisione vestito di nero e muovendo con ritmo le mani, mi sembra bravo e persino cupamente simpatico.
Non mi sono mai avventurato a leggerlo, confesso, perché soffro di una grave sindrome. Non so, infatti, appassionarmi a cruciverba, rebus, gialli e altre forme affini di civile intrattenimento. Anzi, la leggendaria Settimana Enigmistica - come il noir, il thriller - è per me misteriosamente tabù.
Nei giorni scorsi a Milano, lo stesso Carlo Lucarelli ha aperto <<Giallo&Co>>, vale a dire <<approfondimenti letterari, cinematografici e gastronomici>> sul tema e, ancorché tentato, non ho avuto il coraggio di approfittarne, essendo un semianalfabeta del genere. Eppure il genere domina, tanto che quella del giallo sembra la struttura narrativa prevalente.
Esce un film e vedi l'immagine di un simpaticone con pistola fumante, in tv spuntano ovunque detective, poliziotti, ladri e assassini.
E' confortante, lo ammetto. Anche la narrativa è fieramente occupata da giallisti e affini, che tendono a staccare dalle loro opere un'umiliante etichetta autoadesiva: <<libro di genere>>.
Se ne sentono offesi e diminuiti e talvolta danno sfogo alla loro sacrosanta indignazione con battute metafisiche: <<in America non è così>>, <<esprimiamo una società violenta>>, <<non abbiamo una tradizione narrativa forte>>.
Non per essere pedante, ma legandosi a presupposti fissi (stereotipi?), quelli che appunto ne determinano l'appartenenza a un genere, i giallisti compiono un'operazione squisitamente letteraria. Vale a dire, esistono in quanto interni a un sistema predefinito.
E dunque (con le dovute rare eccezioni) fanno essenzialmente <<letteratura>>. Ma lo sappiamo: la letteratura (senza virgolette) è un'altra cosa.
Maurizio Cucchi -
... allora: almeno una volta all'anno salta fuori qualcuno che dopo aver premesso che non legge "gialli" perché non gli piacciono e non li conosce perché non gli interessano, ci spiega appassionatamente che il "giallo" non è letteratura. E' successo con Eugenio Scalfari, con Filippo La Porta, con un sacco di gente, adesso c'è Cucchi. Ogni anno noi ci arrabattiamo a spiegare che non è vero, che siamo scrittori anche noi, che facciamo letteratura anche noi, e che gli esempi che citano per definirci come un gioco enigmistico risalgono ad Agatha Cristie, se va bene, e che da allora, come in tutti i generi e le forme della letteratura, compresa la poesia, le cose sono cambiate.
Allora: francamente io mi sono parecchio rotto le scatole di controbattere ogni anno ad accuse del genere, per cui rispondo: sì, è vero, non siamo scrittori e non facciamo letteratura, avete ragione (il tono è quello un po' strascicato e sospiroso che si tiene con i bambini, quando rompono le scatole con un capriccio e tu vorresti rimandarli a giocare per continuare a lavorare).
Passiamo ad altro, per esempio scrivere libri e parlare di quelli.
Se invece vogliamo continuare il dibattito in modo serio, con esempi concreti, riflessioni attente, pareri contrati e non provocazioni sterili, qui c'è posto. Aggiungo il commento di Biondillo a Cucchi uscito su Carmilla. Grande Biondillo, sono contento che tu abbia ancora la forza e la pazienza di rispondere.

Gianni Borgna e Carlo Lucarelli
COSI' MORI' PASOLINI
Cosa resta, oggi, di Pier Paolo Pasolini? Della sua poetica, dei suoi scritti "corsari" e "luterani", della sua cinematografia, del suo "mito", delle sue battaglie, delle sue tesi più belle o scandalose, dei suoi vaticini realizzati o smentiti? Di come visse, e di come (e perché) morì ne discutono Gianni Borgna e Carlo Lucarelli (pag. 79 - pag.100).
Una ricostruzione minuziosa, attraverso fatti e testimonianze, di quel 2 novembre 1975 in cui fu ucciso Pasolini, e delle incongruenze delle ricostruzioni ufficiali e ufficiose che vorrebbero spiegare l'omicidio. Fino a quesa clamorosa e documentata ipotesi, l'unica che fa andare al suo posto tutti i pezzi del terribile puzzle: un omicidio politico premeditato.
MicroMega La scrittura e l'impegno (Gruppo Editorialre L'Espresso, 6/2005)

Quel buio oltre lo schermo
Un saggio indaga il profondo legame esistente tra psiche e cinema
"Riccardo Strada affronta gli archetipi del cinema di paura... da cinefilo, da uno che i film che cita li ha visti con passione. E' proprio quella, la passione che riesce... a fare in modo che leggendolo si capisca qualcosa di più su questo magico meccanismo del terrore e allo stesso tempo venga voglia di andarsi a vedere tutti i film citati che non abbiamo ancora visto".
Così Carlo Lucarelli ci presenta il saggio di Riccardo Strada, Il buio oltre lo schermo.
Un saggio che indaga il profondo legame esistente tra psiche e cinema, mostrando come il cinema, in parallelo, in alternativa o in antitesi alla psicoanalisi possa essere un mezzo fortemente rappresentativo di ricognizione e riscontro delle paure e degli stati d'animo del singolo e della collettività; uno spazio psicologico di intrattenimento, di contenimento e rispecchiamento, di risonanze emotivo-affettive, di riviviscenze; lo scenario ideale, insomma, delle più ardite dinamizzazioni, fantasmizzazioni e drammatizzazioni a distanza mai avute prima nella storia dell'uomo, molto più del teatro, a cui comunque tutto deve. Il punto di vista psicologico-psicoanalitico si intreccia così a quello più strettamente visivo e iniziatico dell'immagine nell'analizzare le motivazioni profonde dello scaturire del sentimento della paura e dell'orrore. Dopo aver preso in esame le principali figure del cinema horror e aver esplorato i diversi aspetti che ne motivano l'enorme presa sul pubblico, Il buio oltre lo schermo mostra la stupefacente capacità con cui la "settima arte" riesce a farsi portavoce persino di un'epoca, semplicemente entrando in contatto con l'emozione sicuramente più misteriosa e complessa dell'essere umano, la paura, inducendone l'elaborazione e lo sviluppo. Oltre alla presentazione di Carlo Lucarelli il testo riporta la prefazione di Baldo Lami e un'intervista al regista Pupi Avati condotta dallo stesso autore.
Il buio oltre lo schermo. Gli archetipi del cinema di paura (Zephyro, 2005) di Riccardo Strada Pagine:185 — ISBN:8883890221 - € 18,50
http://www.riccardostrada.com/libro.html

Demetra Dotsi ha tradotto per le edizioni Kastaniotis in Grecia il libro di Carlo Lucarelli Un giorno dopo l’altro. Il sito delle edizioni Kastaniotis è: www.kastaniotis.com
