Carlo Lucarelli
lunedì, 11 aprile 2005

Il 12 aprile 2005 esce in libreria un’antologia di racconti gialli ambientati durante il periodo fascista, dal titolo Fez, struzzi e manganelli, curata da Gian Franco Orsi ed edita da Sonzogno. All’interno, il racconto di Carlo Lucarelli intitolato Ero un ragazzo prodigio.
Gli autori presenti nella raccolta sono: Sergio Altieri, Graziano Braschi, Andrea Carlo Cappi, Alfredo Colitto, Danila Comastri Montanari, Nino Filastò, Marcello Fois, Leonardo Gori, Carmen Iarrera, Sergio Kraisky, Diana Lama, Ernesto G. Laura, Giulio Leoni, Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli, Ettore Maggi, Maurizio Matrone, Giancarlo Narciso, Divier Nelli, Giancarlo Pagani, Ben Pastor, Claudia Salvatori, Alda Teodorani, Giovanni Zucca.
Fez, struzzi & manganelli a cura di Gian Franco Orsi - 414 p. - € 18,00 (Sonzogno 2005)

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domenica, 10 aprile 2005

"Resistenza 60" € 12,00 (Fernandel 2005)
Carlo Lucarelli è presente con "Portami via"Il libro

Nel 2005 si celebra il sessantesimo anniversario della caduta del nazifascismo e della fine della Seconda guerra mondiale. Resistenza 60 è un’antologia in cui scrittori di diverse generazioni – ma tutti nati dopo il 1945 – si confrontano con il concetto di Resistenza. L’obiettivo è proprio quello di stabilire se per questi autori la Resistenza rappresenti ancora un valore oppure no, e se questo valore sia rimasto sostanzialmente invariato nei sessant’anni appena trascorsi oppure se sia cambiato, modificandosi con i cambiamenti sociali che sono avvenuti nel nostro paese.
Per questo abbiamo chiesto a sedici scrittori di raccontare l’attualità degli ideali della Resistenza, e di farlo ambientando i racconti nel presente storico, per evitare facili ricostruzioni storiche che porterebbero l’antologia in un ambito poco fernandelliano.
Certamente un libro “politico”, ma non un testo tranquillizzante in cui gli autori in coro esaltano l’importanza delle lotte di liberazione; piuttosto un libro da cui emergono punti di vista anche incompatibili l’un con l’altro, a significare che la Resistenza, nonostante le polemiche mai sopite, non è ancora un movimento concluso, archiviato, consegnato definitivamente ad una dimensione storica.


Gli autori

Marco Aliprandini (Elia Verani. Frammenti di un manoscritto, Provinz Verlag), Vanessa Ambrosecchio (Cico c’è, Einaudi) Davide Bregola (Racconti felici, Sironi), Massimo Cacciapuoti (L’ubbidienza, Rizzoli), Giuseppe Caliceti (Il busto di Lenin, Sironi), Gianluca Di Dio (L’Emiliano innamorato, Fernandel), Michele Governatori (Il paese delle cicogne, Foschi), Carlo Lucarelli (La mattanza, Einaudi), Gianluca Morozzi (Blackout, Guanda), Francesco Pacifico (Il caso Vittorio, minimum fax), Piersandro Pallavicini (Madre nostra che sarai nei cieli, Feltrinelli), Elio Paoloni (Piramidi, Sironi), Francesco Permunian (Nel paese delle ceneri, Rizzoli), Laura Pugno (Sleepwalking, Sironi), Michele Rossi (Nuda, Pequod), Pietro Spirito (Speravamo di più, Guanda).


PORTAMI VIA
Carlo Lucarelli

Cominciò tutto con un manifesto.

Poco più di una locandina, in bianco e nero, che annunciava un convegno sugli orrori della Resistenza. Proprio così si intitolava, “Gli Orrori della Resistenza”, promosso da un’associazione e patrocinato dal comune. Dopo dissero che si erano sbagliati, che la tipografia aveva fatto male il lucido, che ci doveva essere scritto “Gli Errori della Resistenza”, ma che ormai non potevano più ritirarli perché avevano già speso tutti i soldi. Il sindaco aveva detto al Carlino che si scusava con chi poteva essere rimasto offeso e che comunque, a spaccare il capello, di orrori, nella resistenza, ce n’erano stati.

Adelmo aveva fatto un casino. Aveva attaccato un volantino alla bacheca dell’Anpi, aveva scritto una lettera all’Unità e al Resto del Carlino, e aveva chiesto ai consiglieri d’opposizione di fare qualcosa in consiglio Comunale. Due li aveva trovati un po’ freddi, va be’, certo che è grave, però c’è di peggio e poi ormai è fata, andiamo avanti; uno, Alberto, quello del centro sociale, era abbastanza incazzato ma anche molto rassegnato, che ci vuoi fare, hanno la maggioranza loro, lo sai come finisce, no?. Comunque, almeno lui al picchetto a dare i volantini davanti al teatro c’era venuto. Erano in sei, Adelmo, Alberto, due del centro sociale, Marione, detto “Mingo” quando era nei Gap e Lorenzini, fratello di quello che era stato fucilato dai tedeschi. Sei su una popolazione di mille abitanti, più del cinque per cento, aveva detto Alberto, non è poi così male. Adelmo non aveva commentato. Si era consolato col fatto che dentro al teatro erano undici. Il sindaco, cinque del consiglio comunale, il relatore, e tre ragazzi di Bologna.

Poi c’era stata la polemica sul 25 aprile. Il sindaco aveva accampato motivi di salute e non era venuto. Il vicesindaco era venuto ma non aveva detto una parola. Il prete aveva benedetto il monumento ai caduti della Resistenza e in cinque minuti era finito tutto, anche perché pioveva. In tutto, compresi i due di Ravenna che venivano tutti gli anni, erano in quindici. Quelli di Ravenna di solito erano tre, ma uno quell’anno era morto.

E alla fine c’era stato il fatto della strada.

Adelmo lo aveva saputo da Alberto. Volevano fare una delibera per intestare una strada a Larvatelli. Volevano gli altri, naturalmente.

«A Larvatelli?» Adelmo l’aveva soffiato con un filo di voce e quando aveva cercato di ripeterlo gli era sfuggito un ringhio, duro e roco come una specie di rutto.

«A Larvatelli? A quel… quel… quel maiale di Larvatelli?»

Pio Larvatelli era stato nella Brigata Nera di Bologna, durante la guerra. Un giorno erano arrivati in paese per un rastrellamento e si erano scontrati con un distaccamento della 36° Garibaldi di passaggio. Tre morti nella Brigata. Erano tornati il giorno dopo e si erano portati via due uomini e una ragazza, gli unici rimasti in paese, perché gli altri erano già scappati tutti. Ma i due uomini erano malati e Maria, la ragazza, stava con loro perché era la sorella di uno dei due. I due uomini li avevano impiccati a Bologna. La ragazza era riuscita a saltare giù dal camion e a correre via per la campagna, ma le avevano sparato. Era stato Larvatelli, che era saltato giù anche lui, le era corso dietro e ad un certo punto si era fermato per prendere la mira e spararle nella schiena. Poi era tornato al camion, perché l’aveva presa, quello sì, ma non era caduta, si era infilata nel bosco e laggiù era meglio non andarci. La Maria era morta nel bosco, tra le braccia di Adelmo. Lui, Mingo e quelli del suo Gap l’avevano trovata praticamente dissanguata, ma aveva ancora abbastanza fiato per raccontargli quello che era successo. La Brigata Nera. Larvatelli.

E Larvatelli era uno del paese anche lui.

Adelmo fece un casino. Corse in comune ma il sindaco si fece negare, e allora lo aspettò al varco, al bar, e quando lo vide entrare praticamente gli saltò addosso. Il sindaco cincischiò, traccheggiò, quasi negò, non c’era nessun progetto su Pio Larvatelli, che comunque dopo la guerra era stato amnistiato, e che ormai sarebbe ora di parlare di riconciliazione, e se proprio vogliamo vedere tutti quelli che hanno avuto dei problemi allora non è che stiano tutti da una parte sola. Adelmo strinse i pugni, prese fiato, e come già aveva fatto un milione di volte, di cui almeno cinquecentomila col sindaco, ripeté che le guerre non finiscono di colpo solo perché qualcuno lo dice, che gli odî fanno fatica a spegnersi e che la gente incazzata nera per quello che gli hanno fatto può anche lasciarsi andare ad atti di violenza. Disse vendetta, ed era una parola che non aveva mai usato prima. Disse anche per quanto condannabili. Disse anche errori. Ma programmare l’omicidio a freddo come componente della propria ideologia, assieme alla supremazia della razza e alla negazione della libertà, bè, quello è un’altra cosa. Usò anche un paragone che aveva letto sul giornale, che parlare di riconciliazione senza che una parte si assuma la responsabilità dei propri errori sarebbe come proporre una celebrazione dei morti dell’11 settembre, includendo tra le vittime anche i dirottatori degli aerei. E poi vediamo se gli americani non si incazzano.


(continua)

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Lucarelli in Portogallo


A Ilha do Anjo Caido
(Policial)
Autor: Carlo Lucarelli
Editora: Ulisseia
Páginas: 204
Preço: 12
Ano de Edição: 2005

Janeiro de 1925: enquanto o Duce assume na Camera a responsabilidade do delito Matteotti, numa ilha italiana perdida no mar é encontrado um cadaver. Trata-se de um camisa negra, um miliciano destacado na Colonia PenaI da ilha onde estao detidos criminosos comuns e prisioneiros politicos. Quem investiga esta morte suspeita e outras duas que se seguirao é um jovem comissario sem ilusoes, nem fascista nem antifascista, pequeno heroi involuntario, melancolico, um pouco apatico mas ainda decidido a pensar com a propria cabeça. Tem uma mulher enlouquecida pela tristeza, pela solidao e pelos influxos maléficos que parecem perpassar sobre a ilha. A unica maneira de a salvar parece ser fechar o caso à pressa e pedir a transferéncia, abandonar aquele lugar que ataca as almas de quem ali habita. Mas o caso torna-se cada vez mais viscoso, enquanto a ilha parece mergulhar num mistério cada vez mais insondavel, como se estivesse suspensa fora do tempo. E portanto, agora, afastar-se é realmente impossivel.

Um policial cheio de mistério e de tensao, ombientodo nos anos da ascensao de Mussolini, numa ilha-prisao habitado pelo vento e por estranhas apariç6es, que parece ocultar um segredo feroz e inominavel.

Este é um livro que so largamos depois de ter voltado a ultima pagina. Diario.

Carlo lucarelli nasceu em 1960, na cidade de Parma, e vive actualmente em Mordano. Criador, juntamente com Marcello Fois, do Grupo 13 (uma associaçao de escritores que procura abordar os problemas sociais do nosso tempo através de obras de pretexto policial), lucarelli é um dos mais notaveis representantes da nova literatura italiana. Os seus romances estao organizados em ciclos temporais, que cobrem ora o periodo do fascismo, ora a Republica de Sal6 e a época da libertaçao, ora o periodo contemporaneo. É o caso do romance Almost Blue, ja publicado nesta mesma colecçao, e considerado em 2002 pelo Diario de Noticias o romance policial do ano, e deste A IIha do Anjo Caido, cuja acçao decorre na Italia de 1925.

Entre os seus outros livros, contam-se ainda os romances Indagine non autorizzata (1993, prémio Alberto Tedeschi do melhor romance inédito), Via delle Oche (prémio Mistery do melhor romance publicado em 1996), Guernica (1997) e Un giorno dopo l'altro (2000).

Alessandro Baricco considera-o um dos grandes escritores da sua geraçao.

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Lucarelli in Brasile


Almost Blue
Carlo Lucarelli

Em Almost Blue, Iguana é um assassino sem rosto que circula pelas universidades de Bolonha, Itália, apoioando-se em estranhas teorias e tentando assumir a identidade de cada uma de suas vítimas.

Enquanto isso, os acordes de Almost Blue, de Elvis Costello, na clássica versão de Chet Baker, são ouvidos nas esquinas decadentes da cidade. Eles ajudam a compor um cenário formado por gente amedrontada e disposta a qualquer coisa. De policiais a simples estudantes, não há suspeitos onde todos são - ou se sentem - previamente e eternamente culpados.

Autor
Carlo Lucarelli é o principal nome de uma geração de autores-ativistas italianos que mistura o noir com a cultura pop e revela uma nova visão do mundo urbano. Sua participação no cinema é cada vez mais marcante: colabora regularmente com Roman Polansky e com um dos mais polêmicos cineastas em atividade, Dario Argento. Quando não está pensando em crimes perfeitos, Lucarelli canta numa banda de pós-punk, a Progetto K.


224 páginas
Formato: 14x21 cm
ISBN: 85-7616-083-8
R$ 27,00

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