Carlo Lucarelli
giovedì, 23 dicembre 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giallo Natale è il primo libro in originale pubblicato dalla Mondolibri.
E’ una raccolta di venti racconti inediti dei più celebri giallisti italiani. L’antologia è nata per accontentare la grande richiesta di narrativa gialla che i lettori manifestano sia all’interno del catalogo Mondolibri che nelle librerie tradizionali. Anche per proporre una trasfigurazione del tema Natale la più variegata possibile a lettori che magari non conoscono tutti gli scrittori, e sono moltissimi in Italia, che si cimentano in questo genere letterario con risultati non inferiori a quelli dei colleghi anglosassoni.
L’idea del Natale come scenario di suspense ha divertito i venti giallisti che a sorpresa sono andati ben al di là dell’immaginabile nella miscela di paura, sangue e sarcasmo che caratterizza tutti i racconti.

Un sacerdote trovato ammazzato alla vigilia di Natale, con un pugnale a forma di crocefisso conficcato in pieno petto. Un appuntamento mortale per un conto in sospeso che si trascina da oltre cinquant'anni, e che verrà saldato proprio il giorno di Natale. Un futuro allucinante in cui festeggiare il Natale vuol dire rischiare davvero grosso. E ancora: il conto alla rovescia di chi teme di venir fatto saltare in aria prima del 25 dicembre, le peripezie di un killer con un lavoro sporco da chiudere prima delle Feste, il volto sogghignante di un Santa Claus che forse non vorremmo mai incontrare... Lo immaginavate? Anche la festa della bontà per eccellenza ha il proprio lato oscuro. E chi sa raccontarlo meglio di autori come Eraldo Baldini e Carlo Lucarelli, Laura Grimaldi e Gianrico Carofiglio, Tullio Avoledo e Loriano Macchiavelli? Questi, e molti altri, sono infatti i giallisti italiani che hanno accettato l'invito del Club a collaborare, ognuno con una storia inedita, a un volume davvero speciale: un'antologia pensata espressamente per il Club e presentata da Corrado Augias. Tutti gli appassionati del brivido dunque sono avvertiti: quest'anno l'appuntamento da non perdere è con un Natale... a tutta suspense!

Giallo Natale. Venti grandi autori celebrano le Feste (Mondolibri) euro 13.00 Curatore: Nicoletta Grill - Prefatore: Corrado Augias

Questi i venti autori che hanno partecipato a Giallo Natale:

- Stella Oscura di Alan D. Altieri
- White Christmas di Laura Grimaldi
- Anch'io sono leggenda di Carlo Lucarelli
- L'artista un tempo noto come Babbo Natale di Tullio Avoledo
- Giulia di Gianrico Carofiglio
- Pellicano che vangava gli orti di Loriano Macchiavelli
- L'appuntamento di Marco Vichi
- La Befana vien di notte di Eraldo Baldini
- Elatan Noub di Marcello Fois
- Seduto alla sua destra di Giancarlo De Cataldo
- Rosso, denso e vischioso di Gianni Biondillo
- Babbo Natale non esiste di Barbara Garlaschelli
- La suora nera di Piero Soria
- Lavoro di Natale di Sandrone Dazieri
- Blind Christmas di Raul Montanari
- Prove d'immortalità nella Maremma laziale di Giulio Leoni
- L'uomo che deve morire si chiama Nerozzi di Giampiero Rigosi
- Assassinio nella grotta di Danila Comastri Montanari
- L'ispettore Camilla e l'assassino di Babbo Natale di Giuseppe Pederiali
- La vera storia di Babbo Natale di Giacomo Gardumi

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La narrazione, e nient'altro

L’Associazione Scrittori di Bologna organizza un corso di scrittura creativa dedicato alla narrazione. Anche quest'anno gli insegnanti saranno Giampiero Rigosi, Gianfranco Nerozzi, Alfredo Colitto, Andrea Cotti e Silvia Torrealta; è prevista una lezione di Carlo Lucarelli

Il corso di scrittura creativa, organizzato con il patrocinio del Quartiere Navile, è interamente dedicato alla narrazione nel senso più ampio del termine.
Durante il corso verranno affrontati i seguenti argomenti:
- Passeggiate quotidiane e cronache: il taccuino dello scrittore
- La costruzione del personaggio
- L’arte del tramare
- Spaziando: l’ambientazione
- La scelta del punto di vista
- Tempo e tempi della storia
- Stili e storia: quanti generi!
- Come catturare l’attenzione
- Come concludere degnamente
- Un segreto importante: una buona revisione

Il corso si svolgerà nei locali della Biblioteca Lame, via Marco Polo 21/13 Bologna, con incontri settimanali, dalle ore 19 alle ore 22 nella giornata di lunedì, ed avrà una durata di 50 ore. L’inizio è previsto verso la fine del mese di gennaio 2005.
Tra i conduttori alcuni nomi noti del bel mondo delle lettere in nero: Giampiero Rigosi, Gianfranco Nerozzi, Alfredo Colitto, Andrea Cotti e Silvia Torrealta e anche una lezione di Carlo Lucarelli.
Il numero massimo di iscritti non supererà le 15-18 persone per permettere lo svolgimento del corso con un’ottica laboratoriale. Le iscrizioni si chiuderanno al raggiungimento del numero previsto (possono essere avviati anche più corsi ed in tal caso verranno stabilite altre date di svolgimento) e comunque non oltre il 15 gennaio 2005.

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Biblioteca Lame: Tel. 051-6350948 (chiedere di Monica o di Alberto). E-mail: bibliotecalame@comune.bologna.it

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Lucarelli a Tutti i colori del giallo a cura di Luca Crovi

 

25-12-2004 sabato a RadioDue dalle ore 13:00 alle 13:30

Nelle vesti di Babbo Natale gli ascoltatori di Tutti i colori del giallo troveranno un inedito Carlo Lucarelli che leggerà per loro un suo racconto intitolato: Un delitto di Natale. Lucarelli racconteràanche i suoi buoni propositi per il 2005 e chiederà agli ascoltatori di lasciargli un racconto sotto l'albero.

http://www.radio.rai.it/radio2/colori_giallo/index.cfm

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giovedì, 16 dicembre 2004



http://www.noirfest.com
INTERVISTA A CARLO LUCARELLI

Noir, televisione e nuovi progetti. Parla lo scrittore emiliano che ha saputo raccontare l’Italia criminale d’oggi e quella di un recente e misterioso passato


Diviso tra letteratura e televisione, Carlo Lucarelli è stato invitato al festival di Courmayeur per presentare il libro-dvd La Mattanza, la puntata de I misteri d’Italia dedicata alla mafia, andata recentemente in onda su RAI 3. Inoltre, sempre per la televisione, Lucarelli è stato chiamato a presentare la mini serie televisiva composta da quattro film diretti dai Manetti Bros e tratti dai romanzi che hanno per protagonista l’ispettore Coliandro. Film che vedremo la prossima primavera su Rai 2. Con lo scrittore emiliano abbiamo parlato di letteratura di genere e di romanzo sociale, del prossimo libro ambientato durante la prima colonizzazione italiana nel 1890 ai danni dell’Etiopia, di cinema e di televisione. Aspettando il nuovo romanzo e conclusa l’esperienza televisiva, forse Lucarelli in un futuro prossimo potrebbe regalarci un Italian Tabloid.

Il noir come romanzo sociale.

Nel presentare Ian Rankin al pubblico di Courmayeur, hai parlato del noir come romanzo sociale della nostra epoca.
Molti di noi che scrivono gialli hanno come finalità raccontare e denunciare la società in cui viviamo, mostrandone le contraddizioni, gli aspetti realistici e negativi. In questo senso, il noir fa parte del romanzo sociale. Nel noir si comincia dalle domande poste dal detective. E’ lui che si incarica di fare da tramite per scoprire quello che non va nel nostro mondo.

Il detective è dunque un espediente narrativo per compiere una ricerca.
Partiamo dal presupposto che in un libro noir avviene qualche cosa che non doveva accadere. Un fatto misterioso che scombina l’ordine, che altera la realtà e la normale vita quotidiana. Quindi, entra in campo il detective che è autorizzato a indagare in ogni direzione. Può interrogare uomini e donne di ogni ceto sociale ed estrazione culturale. Questo suo procedere conduce il lettore dentro le contraddizioni del mondo moderno. Va aggiunto che il protagonista di una serie assume un carattere sempre più completo e forte al punto da poter vivere di vita propria. Allora, può accadere che anche l’autore di quei libri si ritrovi nella stessa condizione del lettore e scopra la verità solo alla fine del libro o, quanto meno, decida di prendere una posizione precisa.

Questo modo di intendere il noir è comune a parecchi scrittori europei?
Se esiste un genere letterario comune che unisce gli scrittori europei, questo è proprio il noir. Siamo legati da un identico interesse per la realtà sociale e per la critica del contesto politico.

Un contesto che però non riesce ad allargarsi fino a colpire la cosiddetta grande storia, come fa ad esempio Ellroy con American Tabloid.
Questo non è vero. In Italia vi sono autori come Carlotto, Genna, Evangelisti, De Cataldo e altri ancora, che in modo estremamente personale riescono a fare riferimenti anche a una “grande storia”. Non si limitano alla vicenda di cronaca, anzi da un episodio particolare mostrano il contesto politico e sociale generale. Rispetto alla letteratura americana, il nostro è un romanzo molto impegnato e attento alle psicologie. E di solito quando uno scrittore americano mostra queste attitudini si dice di lui che è un “europeo”!

E per quanto riguarda il tuo modo di scrivere e rapportarti alla realtà sociale e politica italiana.
Io non ho scritto un romanzo alla Ellroy, anche perché è nei miei programmi televisivi che mi occupo dei misteri e degli eventi luttuosi del Paese. Probabilmente quando non farò più televisione scriverò un romanzo che temporalmente andrà da Portella della Ginestra a Piazza Fontana. Per ora ho diviso i miei interessi in due parti, tra letteratura e televisione. Ad ogni modo, questo non significa che nei miei libri non vi siano riferimenti al contesto politico attuale, certamente sono più sfumati.


Il nuovo libro

Il tuo prossimo libro è ambientato nell’Etiopia colonizzata dagli italiani nel 1890. Avevi già scritto romanzi collocati negli anni ’30 durante l’epoca fascista, come mai questo passo ancor più a ritroso nel tempo?
Ho cominciato a scrivere dei racconti sulle colonie senza alcun tipo di documentazione. A un certo punto, dopo una fase di sperimentazione, ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa di più compiuto. Il riferimento è a Kipling e Conrad ma con uno stile sporco alla Ellroy, tanto per intenderci. Si tratta di un salto indietro nel tempo ma con uno sguardo al presente. Il tema della colonizzazione mette in gioco argomenti estremamente attuali come quelli della guerra, dei crimini e delle torture, della divisione tra nord e sud e tra ricchi e poveri, del dominio e dell’idea che un Paese povero possa essere liberato e portato sulla via del progresso politico ed economico. Da questo punto di vista, la colonizzazione dell’Etiopia mi interessa perché mette in campo tutte le complessità del mondo moderno e non permette facili schematizzazioni o divisioni tra buoni e cattivi. Forse se avessi scritto un altro libro ambientato in epoca fascista, il paragone con l’oggi sarebbe risultato banale e scontato. Invece, con il tema della prima colonizzazione italiana posso scrivere di personaggi ambigui, di cattivi e di buoni schierati a destra e a sinistra, a nord e a sud. Gli italiani che si dirigevano in Etiopia erano molto diversi tra loro: erano idealisti che credevano nel progresso, erano degli sciocchi avventurieri che non conoscevano il luogo di destinazione, erano dei criminali di guerra.


Cinema e televisione

Dalla letteratura alla televisione. Sono due discorsi che in modo diverso conduci sempre con toni equilibrati.
I miei programmi televisivi non sono delle vere e proprie trasmissioni d’inchiesta. Il lavoro che conduco insieme a dei validi collaboratori è di tipo storico e mira a riattivare una memoria su fatti importanti che forse abbiamo dimenticato o che conosciamo in modo confuso. Per fare questo utilizziamo materiali certi, documenti e atti processuali. Cerchiamo di evitare qualsiasi tipo di illazione. Ordiniamo i fatti e proviamo a esporli in modo chiaro. A questa ricerca oggettiva, si somma una forma di narrazione che cerca di catturare l’attenzione degli spettatori procurando delle emozioni, ridando valore e significato a termini che rischiano costantemente di perdere di senso. Da questo punto di vista la nostra non è una trasmissione urlata perché è la narrativa in generale a non aver bisogno di urlare.

Nei tuoi programmi spesso ti capita di citare dei film degli anni ’70. Il cinema italiano odierno non dà suggestioni particolari per spiegare la realtà sociale e politica?
E’ vero, il cinema al quale spesso faccio riferimento, ad esempio, è quello di Rosi e Damiani. E’ il cinema politico che ha denunciato crimini e misfatti di un Paese. Forse, per il cinema si può fare lo stesso discorso che per la letteratura. Negli anni ’80 e ’90 la narrativa si è occupata di argomenti volti più all’indagine introspettiva che alla denuncia sociale. Per il tipo di lavoro che svolgo, quel tipo di cinema e letteratura minimalista non è interessante, non è esemplare di una realtà criminale e, al tempo stesso, misteriosa. Oggi, gli scrittori prima, alcuni registi poi, sono tornati a occuparsi del mondo e del suo disordine. E quindi posso citare film come I cento passi, Placido Rizzotto, Buongiorno, notte, Segreti di Stato e anche Le conseguenze dell’amore.

Esaurito il ciclo dei Misteri d’Italia tornerai a occuparti di cronaca?
Dopo tre anni di cronaca con Blu notte, mi stavo accorgendo che tendevo a ripetere le stesse cose. Lo scopo di quelle storie era quello di raccontare l’inquietudine provocata da crimini che potevano colpire chiunque in ogni luogo. Nonostante gli ottimi risultati e l’affiatamento raggiunto con i miei collaboratori, il lavoro si stava lentamente trasformando in una routine. E poi in quei tre anni mi sono reso conto che c’era un livello superiore da narrare, l’Italia che non riuscivo a capire, quella delle stragi, dei delitti politici, della mafia e delle bande criminali. Siamo passati dal romanzo nello studio del giallista a una scenografia teatrale nella quale abbiamo messo in scena un grande dramma nazionale. A questo punto anche questo racconto si è esaurito. Vorrei fermarmi e pensare a qualcosa di originale. Se così fosse, un ritorno alla cronaca non è da escludersi ma solo a patto di trovare una nuova idea. Anche perché io sono e continuo a essere uno scrittore.

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